Al Castello Visconteo Sforzesco “Il mito di Venezia. Da Hayez alla Biennale” fino al 13 Marzo 2022

Al Castello Visconteo Sforzesco “Il mito di Venezia. Da Hayez alla Biennale” fino al 13 Marzo 2022

5 Novembre 2021 Off Di Redazione
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Fino al 13 marzo 2022, il Castello Visconteo Sforzesco di Novara propone la mostra Il mito di Venezia. Da Hayez alla Biennale, organizzata per celebrare i 1.600 anni della città che tutto il mondo c’invidia, la cui fondazione è tradizionalmente fissata al 25 marzo 421.

Il punto di partenza del percorso espositivo sono le opere dei più grandi maestri che hanno operato nella città lagunare nel corso dei primi decenni dell’Ottocento, influenzando la pittura veneziana nella seconda metà del secolo, che è la vera protagonista della rassegna.

La prima sala è dedicata alla pittura di storia, con cinque importanti lavori di Francesco Hayez (1791-1882), tra cui la splendida Venere che scherza con due colombe (1830), il Ritratto di Gentildonna (1835) e l’imponente Prete Orlando da Parma inviato di Arrigo IV di Germania e difeso da Gregorio VII contro il giusto sdegno del sinodo romano (1857).

Accanto ad essi opere di Ludovico Lipparini (1800-1856) e Michelangelo Grigoletti (1801-1870), poi figure chiave nella formazione di autori di spessore della generazione successiva, presenti in mostra, quali Marino Pompeo Molmenti (1819-1894) e Antonio Zona (1814-1892).

Nella seconda sala sono esposti gli autori, veneziani e non, che hanno contribuito via via alla trasformazione del genere della veduta in quello del paesaggio, come il grande pittore Ippolito Caffi (1809-1866) con Festa notturna a San Pietro di Castello (1841 circa) e Venezia Palazzo Ducale (1858), Giuseppe Canella (1788-1847), Federico Moja (1802-1885) e Domenico Bresolin (1813-1899), tra i primissimi a interessarsi anche di fotografia e nel 1854 indicato tra i soci dell’Accademia come pittore e fotografo, oltre a Gugliemo Ciardi (1842-1917), Giacomo Favretto (1849-1887), Luigi Nono (1850-1918), Alessandro Milesi (1856-1945) ed Ettore Tito (1859-1941).

La terza sala è dedicata a uno dei più amati paesaggisti veneti, Guglielmo Ciardi, con dodici opere che documentano l’evoluzione della sua pittura fino ai primi anni novanta, come Veduta della laguna veneziana (1882) e altre splendide tele ambientate nei dintorni di Venezia o scorci della città come Mercato a Badoere (1873 circa).

Nelle altre sale a seguire è possibile ammirare opere che hanno per tema la vita quotidiana, gli affetti e la famiglia, come Il bagno (1884) di Giacomo Favretto; Alle Zattere (1888) di Pietro Fragiacomo; Mattino della domenica (1893) e La signorina Pegolo (1881) di Luigi Nono; Girotondo (1886) di Ettore Tito.

Sul mondo del lavoro ci sono opere ricche di dettagli con contadini, lavandaie, raccoglitrici di riso, venditori di animali, sagre e mercati, come La raccolta del riso nelle terre del basso veronese (1878) e Il mercato di Campo San Polo a Venezia in giorno di sabato (1882-1883) di Giacomo Favretto; Verso sera presso Polcenigo (Friuli) (1873) di Luigi Nono; Lavandaie sul Garda (1888) e Raggi di sole (1892) di Ettore Tito.

La settima sala è dedicata a Luigi Nono ed è su una delle opere più celebri del pittore, il Refugium peccato rum, ma sono esposti anche studi, disegni e altre significative opere, come Le due madri (1886).

Infine l’ultima sala della mostra è dedicata a tele di ampio respiro che riflettono il rinnovamento e il cambiamento di gusto indotti nella pittura veneziana dal confronto diretto con la cultura figurativa dei numerosi pittori stranieri che partecipavano alle Biennali Internazionali d’Arte, come Il Bucintoro (1902-1903) di Guglielmo Ciardi; Visione antica (1901) di Cesare Laurenti; Piazza San Marco (1900) di Pietro Fragiacomo; Luglio (1894) e Biancheria al vento (1901) di Ettore Tito.

La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19, la biglietteria chiude alle 18.00

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