Le giornate Fai di Primavera a Novara

Le giornate Fai di Primavera a Novara

13 Maggio 2021 Off Di Redazione
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La bellezza salverà il mondo, mai avuto dubbi, e soprattutto ora ne abbiamo davvero bisogno.

Sabato 15 e domenica 16 maggio tornano le Giornate Fai di Primavera, con 600 luoghi aperti in 300 città d’Italia, in un’affascinante riscoperta delle bellezze che circondano gli italiani. 

L’evento apre le porte al patrimonio culturale italiano, celebrando arte, storia e natura in luoghi molto spesso poco conosciuti, visitabili, durante il prossimo weekend, in totale sicurezza e nel rispetto delle normative vigenti. 

I posti disponibili sono limitati, la prenotazione è obbligatoria su www.giornatefai.it fino a esaurimento posti disponibili ed entro la mezzanotte del giorno precedente la visita.

Per prenotarsi e prendere parte all’iniziativa è richiesto un contributo minimo di 3 euro.

Chi lo vorrà, potrà sostenere il FAI con contributi d’importo maggiore oppure attraverso l’iscrizione annuale, sottoscrivibile online o in piazza in occasione dell’evento, o ancora con l’invio di un sms solidale al numero 45586, attivo dal 6 al 23 maggio.

I luoghi aperti a Novara e provincia sono importanti e davvero meritano una visita.

Casa Desanti Bossi a Novara, capolavoro dell’architettura neoclassica realizzata sul Baluardo Quintino Sella, al numero 16, negli anni 1857-61 da Alessandro Antonelli, uno fra i più importanti architetti italiani del XIX secolo.

La Cascina La Mondina di Casalbeltrame,  di proprietà della famiglia Guidobono Cavalchini, un classico esempio di cascina piemontese, divisa in tre grandi spazi.

L’antica contrada delle Torri Lunghe, ricca di eleganti dimore della Novara del XV e XVI secolo,

La Chiesa di San Michele e Sebastiano a Varallo Pombia, a pianta rettangolare a navata unica e con un altare sulla cui pala sono raffigurati la Madonna e il Bambino e i Santi Michele e Sebastiano.

Le Baragge di Piano Rosa a Romagnano Sesia, fondate nel 1992 con lo scopo di salvaguardare le praterie semi-naturali minacciate dal progressivo abbandono delle attività agricole nell’area e infine la torre di Buccione e il suo territorio a Orta San Giulio.

Paola Montonati

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